Eileen Gray:

la Bibendum compie cent’anni

di Angelica Pellegrino

1926

Eileen Gray disegna una poltrona per l’appartamento parigino di una cliente in Rue de Lota, e non sa ancora che quell’oggetto avrebbe attraversato indenne un secolo intero. Oggi la Bibendum è ancora in produzione, ancora desiderata, ancora attuale. Cento anni e non sentirli, verrebbe da dire, anche se il merito non è del tempo ma di chi l’ha pensata.

Da Dublino a Parigi, con una mentalità che anticipava tutto

Nata in Irlanda nel 1878, in una famiglia dell’alta borghesia, fin da subito dimostra di avere una testa che non sta ferma. Studia belle arti a Londra, poi si trasferisce a Parigi nei primissimi anni del ‘900, e lì rimane per sempre. Si innamora della lacca giapponese, tecnica antichissima e pazientissima, e diventa una delle poche europee a padroneggiarla davvero. Apre il suo atelier, poi una galleria, e inizia a farsi notare in una città che di talenti non è mai stata a corto.

Non ha mai fatto parte del Bauhaus, ma molti di quei principi li aveva già fatti suoi: funzionalità, sperimentazione, rifiuto dell’ornamento fine a se stesso. Solo che lei era una donna, irlandese, in un ambiente dominato da uomini con nomi destinati a finire sui libri di storia. Il suo, per decenni, è rimasto nelle note a piè di pagina.

L’omino Michelin non si aspettava di diventare design

La Bibendum nasce nel 1926 per l’appartamento parigino di Madame Juliette Mathieu-Lèvy, in Rue de Lota. Eileen la pensa come si pensa un oggetto che deve fare bene il suo lavoro prima ancora di essere bello: struttura in tubolare d’acciaio, allora quasi inaudita negli interni domestici, e volumi imbottiti generosi che sembrano quasi galleggiare sopra una base sottile. Il risultato è scultoreo e accogliente allo stesso tempo, modernista ma con una sensualità; che i modernisti puri non si sarebbero mai permessi.

Il nome arriva dall’omino Michelin, il Bibendum, quella mascotte fatta di pneumatici sovrapposti nata nel 1898 da un’idea dei fratelli Édouard e André Michelin. Eileen lo guarda, vede una forma, e la trasforma in una poltrona. É esattamente il tipo di connessione mentale che distingue i designer dai decoratori.

Cento anni dopo, la Bibendum è ancora in produzione

Non è un pezzo da museo, è un oggetto che si compra, si usa, si siede. E per festeggiarne il centenario, Aram, che ne detiene la licenza mondiale dal 1973, ha rilasciato un’edizione speciale da 100 pezzi numerati, ciascuno con la firma incisa di Eileen Gray. Pochi possono dire altrettanto.

Se siete stati coinvolti da questo racconto, non perdetevi il prossimo dedicato alla villa in Costa Azzurra.

Angelica Pellegrino, Architetto
Bordighera, Riviera dei Fiori