E-1027:

una casa, una storia, uno sfregio

di Angelica Pellegrino

Oltre l'arredamento

Nel 1926 Eileen non si ferma alla poltrona. Insieme al compagno Jean Badovici, architetto rumeno, sceglie un tratto di costa selvaggia a Roquebrune-Cap-Martin per costruire la loro casa. Il nome è già un progetto: E per Eileen, e i numeri 10, 2 e 7 corrispondono nell’alfabeto alle iniziali di Jean, Badovici e Gray.

La villa ha la pianta libera, i profili netti, tutto quello che il modernismo teorizzava. Ma Eileen va oltre le mura e disegna ogni singolo arredo su misura: il tavolino E.1027, regolabile in altezza e ancora oggi in produzione, la chaise longue 407, pensata per adattarsi al corpo di chi la usa. Niente è lì per caso, tutto ha una funzione, spesso più di una.

Nel 1929 la casa è finita. É esattamente come l’aveva immaginata

Le Corbusier, il vicino di casa più scomodo della storia del design

Quando Le Corbusier varca la soglia di E-1027, si trova davanti qualcosa di scomodo: una casa che applica, con maestria, i cinque principi dell’architettura moderna che lui stesso aveva teorizzato (Pilotis, tetto giardino, pianta libera, finestre a nastro, facciata libera). Tutti lì, in ordine, silenziosi e perfetti. Solo che li aveva messi in pratica Eileen Gray, prima di lui, meglio di lui, e senza farne un manifesto.

Una cosa difficile da digerire. Così difficile, che non gli scende affatto.

Quello che succede dopo ha un nome solo: vandalismo. Le Corbusier dipinge otto murales sulle pareti bianche della villa, quelle stesse pareti che Eileen aveva scelto con una precisione quasi maniacale, consapevole che il bianco non è un’assenza ma una scelta. I murales sono colorati, pesanti, con riferimenti espliciti alla bisessualità di Eileen e alla sua storia con Badovici. Si fa fotografare nudo mentre li esegue. Non è un omaggio, non è un dialogo tra colleghi, non è nemmeno provocazione artistica. È un uomo che non riesce a sopportare di essere stato preceduto, e sceglie il modo più meschino possibile per lasciare il segno su qualcosa che non gli appartiene.

La storia, però, non finisce con i murales. Finisce molto peggio.

Le Corbusier e Badovici nel frattempo erano diventati amici intimi. Il grande maestro aveva cominciato a soggiornare nella villa sempre più spesso, poi anche gli inverni, poi sempre. Stava in casa di Eileen, da ospite, e l’aveva imbrattata. Nel 1952, ormai incapace di staccarsi da quella costa, costruisce il Cabanon a pochi metri dalla villa: una capanna di legno di meno di quindici metri quadri, essenziale quasi per contrappasso, a due passi dalla casa che non riusciva a smettere di frequentare. Uno storico dell’architettura l’ha definito apertamente un caso psichiatrico.

Eileen non tornerà mai più a E-1027. Non lo perdonerà mai.

Il ritorno di E-1027

La villa ha vissuto anni bui: usata come bersaglio dall’esercito tedesco durante la guerra, abbandonata, saccheggiata, fino a un proprietario che ci ha rimesso la vita sul pavimento del soggiorno. Sembrava il capolinea. Invece tra il 2013 e il 2016 Cap Moderne, ente no profit, l’ha presa in gestione e restaurata. Oggi si visita, ed è esattamente quello che si dovrebbe fare.

Visitarla per la prima volta è una di quelle esperienze che ti restano addosso. Non tanto per la storia, che già da sola vale il viaggio, ma per quanto quella casa sembri contemporanea. Niente è fuori posto, niente è invecchiato male. Cent’anni di architettura e sembra che qualcuno ci abbia appena finito di lavorare.

Eileen Gray ha aspettato decenni prima di essere riconosciuta come merita. Il tempo le ha dato ragione, come sempre, in ritardo. Ma almeno gliel’ha data.

Angelica Pellegrino, Architetto
Bordighera, Riviera dei Fiori