CasÀLia 2026,
dai social alla realtà
di Angelica Pellegrino
Eccoci qua, a evento concluso. Come promesso vi racconto tutto, senza sconti. Parto però da una cosa che col design non c’entra: tornare a Torino, dopo sette anni di Liguria, fa un certo effetto. Buono, però. Meteo splendido, ottima compagnia e la sensazione di non essere mai partita. Certe città restano casa anche quando la casa è altrove.
Una prima edizione, o quasi
Ve la ricordate, la pubblicità vista per settimane sui social senza capire bene cosa fosse? Ecco, siamo passati dallo schermo al padiglione. L’Oval Lingotto, che ospitò il pattinaggio di velocità alle Olimpiadi invernali del 2006, si è riempito di interni, tessuti e carte da parati. Io ci ero già stata anni fa, per Restructura e Artissima, ma tornarci da architetto, con qualche anno di cantieri alle spalle, è un’altra storia. Si guarda lo spazio in modo diverso e si capisce subito cosa cercare.
Per una prima edizione è andata bene. Niente ressa da Salone del Mobile, e questo è un pregio: si cammina, si respira, si parla con le persone. Confesso però che mi aspettavo qualcosa di più, più pieno. E qui una curiosità che mi avevano sussurrato e che ho verificato: Casàlia non nasce dal nulla. Dopo oltre sessant’anni di storia, Expocasa lascia spazio a Casàlia, il nuovo progetto di GL events Italia, che passa dai nove giorni delle edizioni precedenti a quattro. Un rebrand, insomma, con tanto di nuovo format. La speranza è che col tempo si affermi sempre di più.
Workshop e talk: un programma davvero ricco
Quella dei workshop era la parte che mi incuriosiva di più, ed è per quella che sono salita. Nel lavoro di ogni giorno ho ormai i miei metodi collaudati e vado quasi a occhi chiusi. Funzionano, ma ogni tanto mi piace rimettermi in gioco, tra colla, forbici e riviste da ritagliare. Ho seguito tre laboratori.
Con l’interior Gabriella Cevrero la moodboard nasceva da un tavolo di ritagli di tende, tappeti, divani e campioni di pavimento e tessuto: scegli, abbini e ottieni una composizione armonica. Con l’interior Sara Togni si lavorava ambiente per ambiente, incollando riviste, mazzette colori e carte da parati accanto a una planimetria, per far emergere lo stile giusto. Con l’architetto Nicoletta Carbotti, per Casa Facile, il laboratorio “Dal wallpaper al colore: come scegliere quello giusto” insegnava a individuare i colori che meglio si abbinano alla parete più particolare, quella wow. Promemoria per chi sta ristrutturando: scegliete prima la carta da parati e poi i colori che le stanno bene. Il contrario è un esercizio di pazienza.
Nei talk, Cevrero ha parlato di come rinnovare casa quando non si può ripartire da zero e bisogna fare i conti con materiali e arredi che restano dove sono. Il suo talk sul colore mi ha ricordato quanto sia importante conoscere bene la natura dei colori per giocare con loro e valorizzarli.
Verdetto: ben organizzati, pratici e manuali come promesso, con classi piccole e presentatrici brave, capaci di mettere tutti a proprio agio. Un ottimo punto di partenza, soprattutto per chi si avvicina al mondo dell’abitare. Io, onestamente, non ho scoperto nulla che già non sapessi, ma mi sono divertita, e non è poco.
Una fiera per tutti
Cose interessanti, con tante realtà piemontesi (giustamente), ma pensate più per il cliente che per il professionista. Mi ha colpito il mondo dei tessuti, che di solito resta un po’ a parte: ci si affida alla cartella materiali del rivenditore senza pensare alle infinite possibilità della personalizzazione.
Quella che mi ha conquistata sono le carte da parati Little Greene, con la filosofia dietro i disegni e un’ampia scelta di tonalità. Mi piacerebbe portarle nelle case dei clienti, e chissà che non nasca una collaborazione
Interior in passerella, architetti in cantiere
Tra pubblico e relatori c’erano tantissimi interior designer e pochissimi architetti, e confesso che un po’ mi ha rattristata. Ormai la progettazione degli spazi interni sembra diventata terreno quasi esclusivo degli interior, e forse ci si dimentica che è solo una delle tante branche dell’architettura. Chi si laurea in architettura arriva da cinque anni di formazione a 360 gradi, che tiene insieme estetica, tecnica, norme e cantiere. Non siamo semplicemente quelli della parte burocratica.
Niente contro gli interior, i loro corsi sono interessanti e le relatrici bravissime. Ma una visione d’insieme del progetto non si costruisce in un weekend. È un tema che merita un articolo tutto suo, e arriverà…