Cersaie 2026

quando la ceramica diventa un racconto

di Angelica Pellegrino

Una fiera nata per necessità

Nel 1983 le aziende ceramiche italiane avevano un problema semplice: non esisteva una fiera abbastanza grande per contenerle tutte. Fino ad allora partecipavano a manifestazioni generaliste, sempre un po’ strette. Così nasce Cersaie, e lo fa già in grande stile: alla prima edizione si presentano 900 espositori da 12 paesi, su oltre 46.000 metri quadrati. Non un debutto timido, insomma.

Già alla seconda edizione parte una tradizione che dura tutt’ora, quella degli eventi culturali collaterali. Conferenze, mostre, incontri con architetti e designer di fama internazionale che negli anni si affiancano agli stand. Cersaie capisce presto che la ceramica non è solo prodotto, è anche cultura del progetto.

Non l'unica al mondo, ma la più grande

Il settore ceramica e arredobagno ha le sue fiere sorelle sparse per il pianeta. Negli Stati Uniti c’è Coverings, il principale appuntamento nordamericano per piastrelle e pietra naturale. In Spagna c’è Cevisama, a Valencia. In Turchia, Unicera guarda ai mercati di Medio Oriente e Asia centrale. In Cina, Ceramics China a Guangzhou cresce di anno in anno, con l’Italia sempre tra i paesi esteri più presenti. Ognuna di queste ha il suo pubblico e la sua identità, ma le fonti di settore continuano a indicare Cersaie come la fiera leader a livello mondiale per dimensioni, respiro internazionale e ricchezza del programma culturale.

Il tema che guida l'edizione

Ogni anno Cersaie sceglie un concept guida, e quello del 2026 si chiama “A space for architectural design”. Non è solo uno slogan da manifesto: racconta una visione dello spazio abitativo aperta e in continua trasformazione, pensata per una società sempre più multietnica e mutevole nei modi di abitare. Il messaggio per chi progetta è piuttosto chiaro. Gli spazi devono essere fluidi e multifunzionali, capaci di adattarsi a usi diversi nel tempo, e la natura non è più un elemento accessorio ma una presenza che entra nel costruito come fattore di benessere. Tradotto in pratica, significa guardare con più attenzione a soluzioni che integrano verde e outdoor, materiali capaci di dialogare con contesti culturali diversi, prodotti pensati per essere riconfigurati più che sostituiti.

La materia prima delle idee

La formazione in architettura insegna soprattutto una cosa: bisogna restare aggiornati, guardare oltre, uscire dal già visto per trovare quell’idea che fa davvero la differenza. I social propongono ormai le stesse immagini a tutti, gli stessi accostamenti, le stesse texture che girano ovunque nello stesso momento. Cersaie è l’occasione per rompere quel circolo. È qui che le aziende ceramiche presentano in anteprima mondiale le collezioni dell’anno, quelle che arriveranno negli showroom solo mesi dopo. Vuol dire vedere prima degli altri quello che diventerà tendenza, lasciarsi sorprendere da qualcosa che non è ancora scontato, e avere il coraggio di proporlo prima che lo facciano tutti.

In buona compagnia

Per questa prima esperienza ho scelto di unirmi a Moro Progetto Bagno, con cui condivido alcuni cantieri. Sono ormai più di due anni che giro con loro tra fabbriche e aziende, un’abitudine che mi ha permesso di crescere molto e di capire il processo, il pensiero che c’è dietro anche a qualcosa di apparentemente semplice come una piastrella.

Angelica Pellegrino, Architetto
Bordighera, Liguria e Costa Azzurra