Cersaie 2026,
tra il già visto e qualche sorpresa
di Angelica Pellegrino
Un labirinto più grande del previsto
Ero abituata a fiere con dimensioni più contenute, il salone dello sci a Bolzano, il Salone del Libro di Torino. Appena entrata al Cersaie ho capito quanto avessi sottovalutato gli spazi nella mia testa. Le piastrelle hanno bisogno di superficie per essere mostrate, e di conseguenza serve uno stabile enorme per contenere tutto. Un vero labirinto, nel senso migliore del termine.
Appena entrata ho avuto la sensazione che ogni architetto sogna: tutto a portata di mano, ben esposto, senza dover aprire e chiudere espositori uno a uno come si fa di solito in showroom. Ho scoperto aziende nuove e ritrovato quelle che già tratto, questa volta viste nella loro interezza.
Le cose che mi hanno colpita davvero
Non partiamo con troppe illusioni: mi aspettavo di uscire con la rivelazione sulle tendenze del futuro, e onestamente non è successo. Ma qualcosa che vale la pena ricordare c’è stato. Searcus di Ceramica Bardelli, la collezione Atelier firmata dall’illustratore Riccardo Capuzzo, porta piccole scene marine disegnate a mano su un fondo a righe, polpi, granchi, casette da spiaggia in stile quasi retrò, viste ambientate in un concept ispirato a un hotel parigino sul mare. Una vera collaborazione artistica, non un semplice decoro.
Poi Magnus di Fondovalle, la grande lastra con una palette di colori che, senza saperlo, avevo già proposto di recente ad alcuni clienti. Vedere dal vivo qualcosa che avevo già intuito è stata una piccola soddisfazione.
E il travertino turco, taglio cross, tinte scure. Lo davo per scontato, lo consideravo quasi datato, e invece mi ha fatto ricredere.
Girare la fiera in buona compagnia
Sono contenta di aver fatto il mio primo Cersaie insieme a Moro Progetto Bagno. Sapevano dove andare, cosa vedere, con chi parlare. I rappresentanti raccontavano le collezioni per intero e facevano notare dettagli che da sola, passando distrattamente, non avrei colto. Mi hanno allenato l’occhio, e alla prossima fiera partirò già più esperta.
Con loro abbiamo girato tra Marca Corona e i suoi piccoli formati, Arbi con allestimenti sempre spettacolari per l’arredo bagno, Alfa Lux e le sue sperimentazioni su forme e colori, Novabell ed Exxtra con le piastrelle curve, Fap e le superfici specchiate, Relaxdesign con le sue resine colorate, e Ava, dove ho visto il primo piano cottura a induzione integrato direttamente nella piastrella. Ogni stand consigliato da Moro ci ha accolte come fossimo di casa.
La nota onesta
Qui viene la parte più sincera. Per buona parte della fiera ho trovato travertino, effetti pietra, effetti cemento molto simili tra loro, a volte quasi identici da un’azienda all’altra. Beige è, e beige rimane, che sia di un marchio o di un altro. Lo spessore è lo stesso, i rilievi ormai li fanno tutti. A fare la differenza, alla fine, sarà il prezzo per il cliente più che il prodotto in sé.
Le tinte restano quelle degli ultimi anni, pastellose, tenui, chi vira sul terracotta chi sul verde. Il terrazzo torna con convinzione, anche nella sua versione più delicata, a puntini piccoli. Righe in ogni direzione. Il lucido, a parete o a pavimento, continua a non convincermi, forse solo sui banconi ha ancora senso. Nessuna piastrella che segni davvero una svolta, che sia lo sguardo nel futuro. Si resta su pietra, marmo, legno, tanto legno, sempre più realistico nella resa.
Un’idea che mi porto a casa per il settore: sarebbe bello se ogni anno le aziende fossero chiamate a mettere in un angolo dedicato l’idea più coraggiosa, quella davvero fuori standard. Il travertino non stupisce più nessuno, una piastrella inventata sì.
Il dettaglio più buffo e il bilancio generale
Quello che mi ha stupita di più, guardandomi intorno, è stata la quantità di visitatori stranieri, soprattutto da Cina, India, Turchia, tutti impegnati a toccare e accarezzare le pareti per capire la texture. Una fiera fatta di foto per ricordare, e di mani per stupirsi. Immaginate tutti che accarezzano le pareti in fiera, fa ridere solo a pensarci.
Sono rientrata con la voglia di progettare, di trovare clienti disposti a seguirmi anche sulle proposte più particolari, quelle che portano un po’ di carattere in più. Perché va bene il neutro, ma nessuno ha bisogno dell’ennesima casa fotocopiata dai social.